Il canonico Gratien Volluz, Priore dal 1959
al 1966, diede un nuovo indirizzo spirituale a questo
Ospizio. Quale prete e guida alpina, scoprì tutta la
ricchezza che la montagna può offrire all’uomo. Egli
considerò la montagna come un luogo privilegiato per
scoprire Dio e dialogare con Lui e coi fratelli. Adattò la
" spiritualità della montagna" all’uomo di oggi,
organizzando pellegrinaggi alpini, ritiri spirituali,
settimane di riflessione e di preghiera destinate ai giovani...
Dopo la morte del Priore Volluz, avvenuta nelle gole di
Gondo nel 1966, l’Ospizio continua l’opera di ospitalità,
seguendo il sentiero tracciato :
" Continuamente tentato di sistemarmi, mi chiedi,
Signore, di camminare verso di Te, cima più alta,
nell’audacia e nell’adorazione ".
Hommage au
Prieur Gratien VOLLUZ
Preghiera del pellegrino della montagna
Signore Gesù che dalla casa del Padre
sei venuto a piantare la tua tenda in mezzo a noi;
tu che sei nato nell’incertezza di un viaggio
ed hai percorso tutte le strade,
quella dell’esilio, quella dei pellegrinaggi,
quella della predicazione :
strappami all’egoismo ed alla comodità,
fa di me un pellegrino.
Signore Gesù, che hai preso così spesso il sentiero della
montagna,
per trovare il silenzio, e ritrovare il Padre;
per insegnare ai tuoi apostoli e proclamare le
beatitudini;
per offrire il tuo sacrificio, inviare i tuoi
apostoli
e far ritorno al Padre:
attirami verso l’alto, fa di me un pellegrino della
montagna.
Come San Bernardo,
devo ascoltare la tua parola, devo lasciarmi
scuotere dal tuo amore.
A me, continuamente tentato di viver tranquillo,
domandi di rischiare la vita,
come Abramo, con un atto di fede;
a me, continuamente tentato di sistemarmi
definitivamente,
chiedi di camminare nella speranza,
verso di te, cima più alta, nella gloria del Padre.
Signore, mi creasti per amore, per amare:
fa ch’io cammini,
ch’io salga, dalle vette, verso di te,
con tutta la mia vita,
con tutti i miei fratelli,
con tutto il creato
nell’audacia e nell’adorazione.
Amen
Padre Gratien Volluz,
priore e guida alpina
(1929-1966)

Preghiera del Pellegrino della montagna
Foto da caricare
Le Icone della chiesa
Klaus e Barbara Kegelmann, 1992.
UNA « ICONA
»
La parola greca ‘’Eikonion’’ significa ‘’piccola immagine’’.
Si tratta di una immagine proposta alla venerazione dei
fedeli.
Nel libro della Genesi, Dio parla in ‘’immagine’’ : « Egli
crea l’uomo a sua immagine’’. – ‘’L’albero della Vita’’ –
‘’Il giardino dell’Eden’’.
Il Cristo stesso nella sua predicazione utilizza le immagini :
‘’Io sono la Vite, voi siete i tralci’’. – ‘’Io sono il Pane
di Vita’’.
Quando San Giovanni dice : ‘’Il Verbo si è fatto carne’’ si
intende che Dio si è fatto un’immagine, cioè un’ Icona :
Gesù Cristo.
San Giovanni Damasceno spiega nello stesso modo : ‘’Dio ha
creato attraverso suo Figlio Gesù Cristo una Immagine e voi
dovete disegnarla e dipingerla’’.
Le icone sono ‘’ finestre nel cielo’’ ; attraverso esse la
Luce divina brilla come attraverso una vetrata e diventa
visibile agli uomini.
I pittori di icone traducono in immagine le Parole della
Bibbia e del Vangelo. Essi sottolineano anche la relazione
vitale che c’è tra Dio e l’uomo. Talvolta aggiungono
all’immagine un’iscrizione per rafforzare il legame che c’è
tra l’Immagine e lo Scritto. L’icona proietta nel mondo
sensibile la gloria invisibile di Dio.
Le
Icone dei Santi

Imponenti (150x64 cm), le quattro icone della chiesa del
Sempione rappresentano il Fondatore e i Protettori della
Congregazione del Gran San Bernardo.
Guardando da destra a sinistra, San Nicola di Bari e San
Bernardo del Mont-Joux vegliano sull’impegno d’ospitalità
della Congregazione.
Sant’Agostino e la sua mamma Santa Monica ne tengono viva la
vita comune e religiosa.
San Nicola di Bari
Nicola
era vescovo di Mira in Armenia
(attuale Turchia). San Bernardo l’ha scelto come Protettore
della sua casa d’ospitalità sul colle del Gran San
Bernardo. Quest’uomo di Dio, molto popolare nel Medio-Evo,
è conosciuto per i suoi numerosi miracoli soprattutto in
favore dei poveri e dei bambini.
La sua mano sinistra tiene con devozione il Vangelo. Il
pollice e il dito medio della mano destra, unite e
benedicenti, testimoniano la duplice natura di Cristo (Dio e
Uomo), mentre le altre tre dita indicano la Trinità. Le
tre righe in fondo alla sua stola ricordano ugualmente il
Mistero della Santa Trinità. I cinque punti sul Vangelo
suggeriscono la perfezione divina e nello stesso tempo l’unione
intima di Dio e dell’uomo. Il ceppo di vite ricorda l’immagine
biblica utilizzata da Gesù nella sua predicazione.
San
Bernardo di Mont-Joux
E’ il fondatore della Congregazione dei Canonici che porta
il suo nome.
Egli porta l’abito di Diacono perchè ha esercitato il suo
ministero presso i poveri e i viandanti in Aosta, poi al
Colle del Gran San Bernardo.
Ai suoi piedi giace un dragone incatenato : secondo la
leggenda egli gettò la sua stola contro la statua di Giove,
simbolo del culto pagano, che cadde a terra frantumandosi.
Il dragone domato simboleggia ugualmente i pericoli della
montagna e dei banditi che si abbattono sui numerosi
pellegrini e commercianti che attraversono le Alpi. Nella
sua mano sinistra, Bernardo, infaticabile predicatore del
Vangelo, tiene il bastone del Messaggero di Dio, oggi
bastone del Prevosto (Superiore Generale della Congregazione.
Sant'
Agostino
Vestito da Apostolo, in uno stile greco-romano, Sant’
Agostino tiene in mano una penna e un rotolo. Egli scrive le
prime parole (‘’Cor unum in Deum’’ = un cuor solo in Dio)
della Regola di vita che egli dona ai chierici della sua
diocesi d’Ippona nell’ Africa del Nord (verso l’anno 400).
Ancora oggi, i Canonici del Gran San Bernardo seguono questa
Regola che propone la vita comune.
Il simbolo dei tre punti posti in triangolo ricordano il
Mistero della Trinità di cui Agostino fu un ardente
predicatore.
Santa Monica
La preghiera incessante di Monica per suo figlio Agostino
ottenne la sua conversione. Egli infatti cercava la verità
nelle dottrine pagane e rattristava la sua mamma per la sua
vita dissoluta.
Atteggiamento raccolto e meditativo. Abito rosso ocra di chi
ha combattuto il buon combattimento della fede.
Velo bianco della purezza del cuore. Nelle sue mani e sotto
il suo sguardo, come segno della morte e della Risurrezione
di Gesù, vincitore della morte fisica e morale, ha la Croce
di Cristo. Gesto materno dell’offerta, simbolo della
maternità e del dono di sé nella Chiesa.
SIMBOLI
COMUNI
I quattro personnaggi disposti sotto le braccia della croce
di Cristo hanno un’aureola dorata a immagine del loro
Maestro e Signore di cui condividono la santità. Essi sono
‘’in Cristo’’ ; sono diventati ‘’Cristo stesso’’. I loro
piedi poggiano inoltre su di uno sfondo di color verde, per
ricordare l’umile e talvolta dura condizione dell’esistenza
umana. Lo sfondo dorato suggerisce la Luce divina che
illumina ogni uomo. Dio e l’uomo si
ricongiungono attraverso il manto di questa Trasfigurazione.
Il blu molto intenso che fa da sfondo al crocifisso e alle
icone apre sull’infinito dell’universo che irradia la luce
di Cristo e dei suoi Santi.
La guarnizione rossa che circonda ogni quadro allude al
sacrificio, al dono totale della vita.
LE SCRITTE
Su
ognuna delle quattro icone c’è scritto il nome del
personnaggio che rappresentano.
Il piccolo riquadro posto in alto sulla croce porta la
scritta latina :’’IESUS CHRISTUS NAZARENUS REX IUDEORUM’’ (Gesù
Cristo Nazareno, re dei Giudei). Sull’aureola di Cristo è
dipinta l’abbreviazione greca di Gesù Cristo. Le lettere
incise nell’aureola si traducono cosi : ’’IO SONO COLUI CHE
È’’, nome rivelato da Dio a Mosé dal roveto ardente.
Il braccio sinistro della croce porta l’abbreviazione greca
di ‘’San Giovanni’’, il braccio destro quello della ‘’Madre
di Dio’’.
LA CROCE
Appartiene a quel ‘’linguaggio in immagine’’ che fu tanto
utilizzato sia dalla Chiesa Orientale che dalla Chiesa
Occidentale. Esso è loro punto d’incontro.
E` una croce in stile italo-bizantina (266x240 cm). E` di
forma latina con una tavola sotto i piedi del Crocifisso.
Sulla croce della Chiesa Orientale tale tavola è posta
obliquamente per indicare la Risurrezione.
Noi chiamiamo questa croce ‘’Croce trionfante’’. Su di essa
il Cristo è rappresentato come ‘’Addormentato nella
morte’’ : il Figlio di Dio è morto, l’uomo-Dio ha conosciuto
la morte, ma ha vinto la Morte.
Più della somma dei dolori sofferti, in essa leggiamo il
dono della vita.
Così, i segni della Passione vi sono appena rappresentati ;
certo, ci sono le cinque piaghe, ma il Cristo non è ‘’l’uomo
sofferente’’ con la corona di spine, il corpo torturato e
flagellato. Neppure troviamo in essa traccia di strumenti di
tortura.
Un corpo dignitoso e non straziato per la violenza
sottolinea nel dramma della morte del Figlio di Dio l’atteggiamento
della raggiunta pace e della serenità.
Questa forma di Croce ricalca quella trionfante di Cimabue
del XIV secolo. Questo pittore s’è ispirato alla
croce bizantina, segno evidente del legame che unisce le due
culture, quella orientale e quella occidentale.
La posizione ‘’bilanciata’’ come la forma e la grandezza del
panno ricoprente il corpo, annunciano l’inizio del
Rinascimento.
Le iscrizioni sono state spiegate precedentemente.
Sulle due braccia della Croce, l’autore ha rappresentato San
Giovanni e la Vergine Maria. Secondo la testimonianza del
Vangelo di S. Giovanni, essi erano ai piedi delle Croce al
momento della morte di Gesù.
La simbologia dei colori della Madre di Dio e dell’Apostolo
rimandano più che all’iconografia bizantina, all’arte
italiana.
Come i Santi delle icone poste sotto la Croce, essi hanno l’aureola
d’oro a immagine di Gesù di cui ricevono la santità.

La decorazione del coro di questa chiesa è stata voluta come
un appello e una preghiera per la riconciliazione e l’unità
della Chiesa di Cristo.
Ispirandosi all’Oriente per rappresentare Santi venerati
nella Chiesa d’Occidente, gli autori di tale affresco ci
invitano a eliminare le barriere tra i popoli e le civiltà
per cogliere l’ Essenziale.
Dall’icona si sprigiona un forte richiamo : ‘’Ciò che
noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri
occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre
mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita,… noi lo
annunziamo anche a voi, perchè anche voi siate in comunione
con noi. (S. Giovanni).